Riscoperte e bivi

Passeggiando per le vie storiche vivo una dimensione diversa e più stimolante, sia dal punto di vista di “smossa alla vita” – o meglio detta “botta de vita”- sia dal punto di vista artistico/creativo. Quello che più mi stupisce è che questo piacevole stravolgimento di prospettive è stato destato da Ascoli Piceno.

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11206127_1589478927995587_21167441619035479_nÈ assolutamente fuori ogni dubbio, sia per casualità – o destino per i più romantici e meno maniaci razionali come me – sia per propria determinazione decisionale, che le scelte hanno un potere sottile, che portano alle fatalità o più semplicemente alla destinazione che ci si prefigge oppure – lascio a voi definirla fortuna o sfiga interplanetaria – nel posto in cui non ci saremmo mai aspettati di arrivare. Sono ora mai ben due fine settimana che passeggio per le vie storiche e vivo una dimensione diversa e più stimolante, sia dal punto di vista di “smossa alla vita” – o meglio detta “botta de vita”- sia dal punto di vista artistico/creativo. Quello che più mi stupisce è che questo piacevole stravolgimento di prospettive è stato destato da Ascoli Piceno – sì, Ascoli Piceno. Lo so, che tu che sei delle mie parti ti stai contorcendo in una smorfia come per aver appena letto una blasfemia in pieno blog. – Come più o meno tutti quelli che sono originari del posto in cui vivo, non se ne parla quasi mai in maniera del tutto entusiastica – e qui le olive all’ascolana ci salvano parecchio, lo garantisco -, ci sono molte barriere culturali – anche non culturali – da abbattere e c’è quella piccolissima lacuna del “carattere ascolano” che fa andare per storto il boccone che teoricamente dovrebbe farti esclamare ‘Sublime!’, ma in tanto ti ci strozzi. Ora non vorrei approfondire o addentrarmi in critiche gratuite e in considerazioni a riguardo, ma vorrei più che altro concentrarmi sul fatto che è il punto di vista che conta. Con questo non voglio dire che sia un gioco da ragazzi cambiare prospettiva delle cose o del luogo in cui viviamo da quando siamo nati, più che altro è una spinta a far riflettere e portarvi a cambiare l’angolazione delle cose che abbiamo avuto sotto gli occhi per anni.

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“Chi ti fa sentì così signora?! Manghe lu spuse, Meletti, sci!”
#massimediclairepiece Caffè Meletti

Dal settembre dello scorso anno ho avuto l’esigenza, vuoi per ricostruzione emotiva – sì, sono umana e mordo anche – vuoi per il bisogno fortissimo della mia ambizione che non riesco a mettere a tacere, nonostante io m’imponga a volte che non tutto può andare come voglio e che se desidero così tanto un qualcosa devo darmi ancora di più da fare, cercando anche di avere e trovare le buone possibilità per inforcare la strada giusta. Così sulla base di quest’ultima considerazione, ho preso il mio book di disegni e sono finita nella tana del bian coniglio – che in realtà era il covo di un pirata tatuatore e molto orso. – È stata l’esperienza più divertente, costruttiva  e mi ha fatto sentire forte in quel che faccio da quando ho l’età di quattro anni: il disegnare. Sono stata rimodellata, aiutata e non saprò mai come ricambiare e dare la mia riconoscenza per questo. E in quel posto, in quel covo di materia creativa e continuo scambio d’idee, chiacchierate e rapporti sociali, ho trovato gli imbocchi per altre strade. Ho trovato amici che non mi sarei mai immaginata di avere se fossi rimasta nella mia condizione solitaria in casa, ho trovato possibilità e i disegni che ho fatto per puro allenamento sono diventati ora materia di un’esposizione.
IMG_20150518_125925Tutto questo è potuto accadere perché mi sono mossa, ho chiuso la porta dei mie blocchi mentali – che ancora ce provano a fermarmi, ma io li spintono via come un halfback da football americano – ed un  traboccante cambio di punti di vista. Ed ecco che improvvisamente quando vieni circondata dalle persone giuste, dagli affetti giusti – che sanno consigliarti col cuore senza secondi fini -, dalla positività giusta, che una città che fino ad allora aveva l’aspetto di un cadente castello malinconico e infestato da fantasmi di folklore, si trasforma in qualcos’altro. Le “Rue”, i palazzi che hai osservato per anni conoscendone ogni intaglio, gli stucchi, i fregi… diventa tutto nuovo, perfino colorato. Mi sono sentita turista in una città che conosco da quando sono nata, ho visto aspetti in lei spogliati dal contesto che l’infettava e la rendeva sempre aggrappata agli stereotipi che le hanno messo addosso.
IMG_20150518_130656Con queste mie rinnovate considerazioni non voglio dire che è tutt’oro quel che ho riscoperto, ma sicuramente adesso questi nuovi aspetti rinnovati, mi danno una nuova forza motrice, una libertà di movimento che prima non avevo. Inoltre, trovo sia inutile incolpare il contesto – cosa che ho fatto, ribadisco che sono umana e pure virago se mi ci metto – , ad un certo punto bisogna trovarci il buono  e i mezzi giusti per poterne uscire o comunque migliorare la propria condizione oppure ancora, arrivare dove si vuol arrivare. È inutile lamentarsi, bisogna muoversi, perché quando ti muovi, cammini, incontri e prendi strade, bivi e tutta la vita è fatta di questo ed io lo trovo bellissimo, emozionante perché è una continua avventura fatta, sì, di imprevisti, ma si affrontano e si procede di nuovo, diventa uno stimolo continuo e motivante al 100%. Per me l’esporre è stato il prendere coscienza che nulla rimane fermo e che quello che si è fatto esce sempre allo scoperto nel bene e nel male. Mentre all’esposizione disegnavo all’aperto circondata da amici, chiacchiere spiritose, filosofiche, concezioni di vita, etc… posso affermare con certezza che non mi sono mai sentita così al mio posto come in quel momento. Non ho mai avuto una così forte motivazione positiva in tutti questi anni come ce l’ho avuta nell’ultimo anno – e vi assicuro che è difficilissimo, perché a fare lo sgambetto nella vostra testa c’è sempre il ‘sì, ma è troppo bello per essere vero’ e lì rifaccio un attacco a spallata da halfbak -.

Per cui dopo essere stata invasa di buone sensazioni – ritenetevi fortunati fino al prossimo attacco di acidità e veleno gratuito -, di nuovi e vecchi amici straordinari e soprattutto dall’organizzazione della mostra e dalla gelateria Nucci che mi ospita con gentilezza e simpatia – e ci terrei ora a sottolineare che sono gelati Nucci addict – , posso lasciarmi andare ai ringraziamenti più sentiti. Un enorme grazie per essere passati a vedere – con abbracci da stritolamento che tanto mi contraddistinguono per la rottura di ossa di sterno e braccia – e ricordo che potete andare quando e quanto volete, a visionare i miei lavori presso la gelateria Nucci 2 Gelato&Co alla Galleria Scarpetti in Corso Mazzini ad Ascoli Piceno.

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Piena di gratitudine, lascio qui sotto alcune foto dell’esposizione, vi saluto e vi ringrazio per aver concesso – perso, se ritenete che io sia una pazza (e avete ragione in un certo senso) –  parte del vostro tempo per leggermi e al prossimo articolo, che vi preannuncio sarà molto più stiloso e dedicato al make up. Quanto mi piace essere blogger multiargomentata!

A presto da Claire

Autore: Claire Piece

La mia idea è quella di tornare ad approcciare ai metodi più manuali per l’arte. Credo che le nuove tecnologie possano essere un ottimo supporto per le arti visive, ma penso anche che stiano spegnendo la creatività e in molti ambiti, non solo quelli artistici. Su questa base creo dal vivo ciò che disegno, l'handmade, che non perde mai il suo valore. Credo che l’unicità di qualcosa sia nel non essere uguale ad un’altra. I miei sono Piece of Claire.

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