Ritrovamenti

Oggi spulciando sul mio profilo EFP – sì, da qualche parte avrò dovuto pur cominciare per scrivere, altrimenti non vi dico che pianto initerrotto avreste avuto leggendomi. Ho passato ben tre anni di scrittura di fan fiction prima di prendere coscienza che potevo farcela a scrivere qualcosa che non fosse una baggianata cosmica e forse non sono ancora pronta, ma continuo comunque perché sono sadica – e ho ritrovato uno scritto che non misi pubblicamente, perché più che una one shot – nel gergo EFP è una storia che consiste in un solo capitolo – , secondo il parere della mia amica e coordinatrice-insegnate nella scrittura, era più una specie di analisi poco attinente ad un racconto vero e proprio. Così ho pensato che ora con questo spazio – e il fatto che in questo blog mi ci diverto a buttar giù tutto, a divertirmi e direi che è qualcosa di non poco indifferente –  tirando le somme, ho deciso di pubblicarla qui.

Faccio una prefazione, ero in uno stato post traumatico ed è stata scritta sotto il periodo di San Valentino 2014 dopo poco più di tre mesi dal colpo ricevuto – per cui una situazione da pigiama felpato, impresentabilità generale, moccolo al naso e pianto per qualsiasi cosa attraversasse il campo visivo -.

Spero possa piacervi, ispirarvi e tenervi compagnia come avrei voluto che fosse stato per i miei lettori su EFP un anno fa.

Buona lettura e alla prossima da Claire.

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Immagine tratta dal film “W.E.”

                                                         Il nonostante tutto 

Oggi è un giorno benedetto. Per me ha un valore e solo per un unico motivo.Perché è l’anniversario di matrimonio dei miei due nonni materni. Non menzionerò i loro nomi, dato che non me la sento di parlarne in maniera approfondita, per lo meno della loro vita privata. I loro ricordi sono miei e voglio centellinare quel che ritengo possa essere reso noto. Il resto rimarrà mio. Chiedo venia, è che per certi versi sono molto gelosa dei miei ricordi. 

Ogni volta che vado da mia nonna mi racconta che lei e il nonno si sono sposati il 14 di febbraio. C’era la neve e dovette indossare un elegante cappotto con collo di pelliccia, dato il freddo di quel giorno, sotto il quale indossava il puro abito da sposa che le fasciava gli esili fianchi. Ad ogni occasione ricorda la sua magrezza e bellezza di ragazza poco più che ventiquattrenne. Quando siamo nella sua cucina profumata dell’essenza di cucinato, mostra a me, mia sorella e ai nostri tre cugini, le foto  che tiene conservate scrupolosamente  in una vecchia scatola di scarpe e poi inizia a spargerle tutte sul tavolo. S’intende perfettamente che sono state scattate al termine degli anni di guerra e che si è ai primi anni 50’; i bordi bianchi hanno quella precisa mangiucchiatura che le  fanno sembrare enormi francobolli e l’effetto opaco le rende ritratti statici, non danno l’idea di movimento nelle figure catturate al loro interno. Il ritratto in bianco e nero dell’ingresso di mia nonna in chiesa è austero. Lei ha quasi sempre il volto rivolto dimessamente in basso. Una timida punta di candida scarpa sbuca fuori dal lucido, lungo, elegante, abito da sposa; il suo taglio è raffinato e sopratutto sobrio, maniche lunghe e strette fino ai polsi, petto e collo coperti da un castigato colletto alto, solo una timida apertura emerge sotto il mento come una calla sbocciata. Quell’abito avrebbe fatto innamorare qualunque ragazza del tempo e non. Il viso ovale era ben fatto, labbra carnose e rosee, probabilmente le truccò in quella e in altre sporadiche occasioni negli anni a venire. L’incarnato fresco, il naso dritto, femmineo e gli occhi erano, e sono, la particolarità che rapisce. Azzurri, vispi, incoronati da ciglia feline, l’arcata sopraccigliare castana, netta e definita. I suoi scurissimi capelli erano raccolti in una acconciatura morbida, sinuosa ed un copricapo bianco anella la testa racchiudendo in basso il leggero velo di tulle ricamato.

In seguito nello scorrere delle foto, trovo quella dove la nonna e il nonno sono poggiati sull’inginocchiatoio in legno, dimessamente ornato di immacolati nastri e fiori. Scorgo il profilo perfetto di mio nonno. Le onde corvine dei capelli, i tratti decisi del suo volto, la volitiva, bassa arcata contornata da folte sopracciglia e che nascondono due meravigliose, affascinanti, pupille scurissime; il naso appuntito, gli zigomi che sporgono leggermente, labbra disegnate perfettamente, né troppo carnose né troppo fini. Gli anni da soldato hanno reso il suo corpo atletico e forte. L’insieme di tutti questi elementi fa impallidire e mette in ombra l’abito da cerimonia nero che veste. Tutto è l’effigie perfetta della semplicità e la riservatezza della natura del rapporto amoroso tra mia nonna e mio nonno. Nessuno sfarzo, nessuna esuberanza inutile che di questi tempi va tanto di moda; solo signorile essenzialità, la ricchezza nel particolare e non nell’eccedenza. Il protagonismo risiede solo nei due sposi e nella celebrazione del loro amore reciproco. Mia nonna ha sempre posseduto un fascino aristocratico, sebbene ovviamente non sia di origini nobili. Anche se, spesso e volentieri, l’associo e mi fa pensare all’attuale regina Elisabetta d’Inghilterra. Perfino nel modo di affrontare certe situazioni non proprio facili della vita, sono simili. D’altronde è normale, sono entrambe donne che vengono da una realtà molto abituata a nascondere e a lavar i panni sporchi in famiglia, piuttosto che snocciolare i proprio fatti davanti a tutti. Il contegno, veniva e viene prima di tutto, che tu possa vivere nel 1950 o che tu stia vivendo nel 2014 e questo per me è un grande esempio di femminilità e grandezza.

Non che non ammetta la fragilità umana e l’esternare alcuni tipi di problemi o situazioni, o sentimenti, al contrario amo la vulnerabilità e la sensibilità dell’uomo, ma ci sono cose che dovrebbero essere affrontate da “signori” o “signore”, con un certo ritegno. Di questi tempi si è perso molto di questo aspetto. Si tende talmente tanto a voler attaccare dopo aver preso il colpo, che non ci si sofferma a pensare quanto spesso sia controproducente rispondere male e senza un minimo di grazia ed intelligenza. Sia che si abbia ragione o torto, è più facile passare all’attacco aggressivo e gretto, poco importa la misera figura che rischiamo di fare, ma non tanto dinanzi agli altri, a volte il loro giudizio conta poco se non ci conoscono, ma davanti a noi stessi. Perché esistono situazioni dove dobbiamo essere noi l’esempio di noi stessi. Perché a volte il silenzio e l’indifferenza feriscono meglio di una lama e accecano meglio di una luce divina. In poche occasioni ho visto mia nonna perdere il controllo e accendersi di rabbia, ma quando è successo, pur non lasciandosi mai del tutto andare alla collera, solo le sue iridi diventano più chiare di quel che sembrano e perdono l’innocenza diventando inviperite. Ma oltre questo non si è mai sbilanciata e rimane un simbolo di perfetta temperanza per me. 

Invece mio nonno era un uomo dalla nobiltà d’animo, generosità e dalla orgogliosa dignità più grandi di questo modo. Per lui non c’era cosa più bella, gioiosa, di vedere i suoi nipoti e figli girargli intorno. Ci amava da morire. Quello era, ed è,  il vero amore. Probabilmente non vivrò mai più quello stato di grazia affettiva che mi è rimasta impressa a fuoco nella mente, non sentirò più la sensazione d’essere l’oggetto di un grande amore. Quando arriva questo San Valentino, provo compassione per chi crederà di vedere l’amore solo nella passionalità degli innamorati. L’amore ha miriadi di forme, alcune visibili, altre invisibili e queste ultime sono la prova del fuoco, il livello superiore della comprensione del vero, incondizionato, sentimento amoroso. Vederlo dove si credeva non ci fosse. Il sentirlo anche se non lo percepiamo come vorremmo e da chi vorremmo. L’amore è quello che ti travolge con elucubrazioni profonde, se è reale, è quello che fa ragionare e non al contrario di come si pensa, ovvero del far perdere la testa. Perché se così fosse non si può parlare d’amore, è passione e la passione passa, va via e ti lascia un triste languore che ha la parvenza d’amor vero. La passione è solo una componente iniziale, lo strascico è l’affetto più completo che nel tempo coopererà con quest’ultima volubile, istintuale, sensazione. L’amore è attenzione. Se dai attenzioni a te, a quello che senti, saprai dimostrarne di altrettanto forti agli altri. Se hai abbastanza forza da poter sopportare tutto, liti, limiti, mal d’essere, parti scomode della personalità altrui, per l’affetto che nutri, allora non si può sbagliare, è giusto, è sentimento. E’ amore che porterà altro amore. Infondo, sono e sarò sempre un’inguaribile romantica e nutro ancora molta speranza e affetto per la stessa umanità dell’uomo. Penso che l’amore non abbia un sesso. Uomo o donna, tutti affrontiamo questo sentimento che si muove indiscriminatamente nello stesso modo, la diversità sta nelle diverse anime, nei caratteri differenti che reagiscono in maniere disparate a questa emozione. Se non avete ancora la persona giusta con voi, lasciate fermentare il vostro bisogno d’affetto, perché quando arriverà, colui o colei che amerete,  potrà viverlo in tutta la sua meraviglia e completezza. Esprimete le vostre emozioni con attenta cautela, comunicatele, comunicate col corpo e con l’anima, siate per l’altro l’amore che vorreste ricevere e lo accoglierete a vostra volta. 

Diventate i re e regine di voi stessi, governatevi con positivo orgoglio per voi, amate e reggete il popolo delle sensazioni che si muove dentro di voi, siate clementi e severi con gli errori che umanamente commetterete. Cercate la forza, il perdono e la libertà all’imbocco della strada che guida la vostra vita e pian piano, sul vostro cammino, troverete queste tre vie e sono sicura che vi condurranno all’amore che meritate. Ecco, nelle fotografie del matrimonio di mia nonna e mio nonno, vedo questo microcosmo di pensieri, definizioni, chiari esempi di forza del sentimento umano che attualmente stanno diventando materia pregiata. Nessuno ormai è abituato ad apprezzare l’amore che vive, perché abbindolati da fiabe e favole superficiali, modelli del “lascia e prendi chi vuoi, quel che vuoi e dove vuoi”. Queste sciocche favolette perdono di significato nel tempo, perché si è perso, nel percorso, l’origine, il motivo, del voler stare insieme. Non ci si dedica più abbastanza a voler tenere in vita il proprio legame. La favola, la storia non si crea di apparenza e di sola felicità, il sacrificio e la sofferenza sono quello che sottolineano il futuro stato di serena vita di coppia. Questo è quello che amo ed ho amato dei miei nonni, del loro matrimonio.

Il nonostante tutto.

Mia nonna, ancora, dopo anni dalla morte di mio nonno, lo piange, forse alle volte in modo un po’ troppo teatrale; ma non si è mai rifatta una vita per dimenticare facilmente, non gli è mai passato per la testa, data l’educazione e l’indole eticamente corretta che ha. Ha amato, ama ancora suo marito, il suo compagno. Porta nel cuore i ricordi, è un amore in perfetto stato di conservazione. Alle volte non bisogna rinunciare a quello che abbiamo voluto e sempre amato, anche se è un mero ricordo, a volte in qualche modo bisogna continuare ad alimentarlo. San Valentino, come festeggiamento cerimonioso, è stato per me solo quel giorno nevoso perduto negli anni 50’, la festa dell’amore è stata ed è tutti i giorni.

         Claire Piece

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