Per colazione: polemica!

Non posso fare a meno di voler condividere i miei pensieri riguardo a come viene considerato un non-lavoro, uno svago a prestazioni che si pretendono eccellenti e professionali a costo zero, la professione non riconosciuta dell’artista, in qualsiasi campo: illustrazione, musica, recitazione, etc… – sì, non potevo star buona e lasciarvi riposare in questo venerdì e in queste settimane pre-pasquali tra uova di cioccolato e colombe. Dovevo aiutarvi per il prossimo festoso smaltimento di calorie-

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Sta mattina mi sono svegliata col solito veleno  – ovvio, che novità. Come i vampiri di Twilight – e con un dilemma, che purtroppo mi balena nella testa tanto, troppo spesso, e che affligge la maggior parte delle persone che lavora nel campo delle arti, grafico o comunque dell’artigianato. E ad ogni modo, dati i chiari di luna, è un problema che non colpisce solo nei campi artistici.
Non posso fare a meno di voler condividere i miei pensieri
riguardo a come viene considerato un non-lavoro, uno svago a prestazioni che si pretendono eccellenti e professionali a costo zero, la professione non riconosciuta dell’artista, in qualsiasi campo: illustrazione, musica, recitazione, etc… – sì, non potevo star buona e lasciarvi riposare in questo venerdì e in queste settimane pre-pasquali tra uova di cioccolato e colombe. Dovevo aiutarvi per il prossimo festoso smaltimento di calorie-

Più o meno penso che tutti noi avremo iniziato con esperienze che all’inizio non vengono proprio retribuite o comunque ripagate con quella cosa che fa tanto da contentino e che tutti chiamano ‘visibilità’, purtroppo fa parte del gioco ‘gavetta’.
Però poi arriva un momento in cui, consci delle esperienze lavorative/studio e abilità accumulate, ci si inizi a chiedere: 
<<Ormai sarà il caso che quel che faccio mi venga riconosciuto professionalmente? Forse è il caso, se voglio che questa diventi la mia professione, di iniziare ad essere retribuito? A regolamentarmi e tutelare il mio lavoro? >>

Più che altro si comincia ad avere la necessità, non solo per propria soddisfazione professionale, di cominciare anche a viverci col proprio mestiere-passione – e attenzione con il termine ‘passione’ non s’intende totale divertimento, mio caro lettore non creativo –.
Le responsabilità, a volte imposte dalla società che ci circonda – a cui ovviamente non dovete obbligatoriamente sottostare perché vi dicono che si fa così o perché è giusto vivere nel terrore più nero del non poter pagare, altrimenti rischiate di rimanerci secchi come sta succedendo ultimamente a molte persone – oppure le nostre stesse necessità e bisogni – a meno che la vita non sia stata crudele o vi siate invischiati in casini di ogni tipo, questa soluzione ve la suggerisco di più. Perché sono frutto dei desideri veri che vi fanno stare bene e che sono sani. Il che non vuol dire che vi faranno lasciare per strada quello che realmente importa nella vita, ma vi faranno vivere nel sacro santo benessere psico-fisico e in pace con voi stessi, perché siete voi che lo volete e non gli altri o un elemento esterno che vi ci costringe -.

Dopo che ci inizieremo a porre i quesiti sopra citati e avrete superato quel momento in cui avrete avuto una fetta di esperienze, di commissioni e prestazioni gratuite  – di cui la maggior parte delle volte si presenteranno con l’illusione di farvi intendere che verrete pagati – tali che vi faranno accrescere in bravura, sì, ma che non vi avranno, non solo non riempito le tasche, ma vi avranno svalutato artisticamente e lavorativamente parlando, allora avrete una specie di risveglio. E non rammaricatevi per via del fatto che non ve ne siete accorti prima; eravate in buona fede e confidavate nell’idea che il vostro cliente/committente avesse un minimo di onestà da fargli porre quella fatidica domanda – che non è come una proposta di matrimonio con brillocco annesso, ma che rende comunque soddisfatti e felici – << Quanto ti devo per il tuo lavoro? >>

Se siete incappati in questa situazione tipo – benvenuti nel mondo degli artisti! – posso assicurarvi che siete a buon punto dall’aver iniziato a capire quanto vale il vostro tempo, fatica, non solo entusiasmo che mettete quando lavorate per la vostra attività creativa, e sopratutto per farlo riuscire al meglio che si può e soddisfare il cliente.
Quando le esperienze negative di mancato pagamento, si accumulano, in chiunque, anche chi non fa questo mestiere, scatta una molla per cui è normale pretendere una ricompensa per il lavoro svolto – anche perché: mutui, affitti, bollette, beni primari o secondari e ogni altro tipo di vostro sfizio, stravizio, non si pagano da soli e non ve li regalano –.
Ora questo mio concetto non vuole esprimere venialità, ma sottolineo, che vuol esprimere il criterio dell’onestà – specie ormai in via d’estinzione – e il principio fondamentale che è giusto pagare per un servizio richiesto.
Veniamo ad un altro punto focale di questa mia discussione.
Gli altri, le persone ‘comuni’.

E il termine qui sopra scelto non intende offendere, ma occorre per identificare la diversità che si crea tra le due categorie, artista-creativo e cliente. Queste persone non hanno la dote del saper disegnare, scolpire, pitturare, scrivere, piuttosto che suonare, comporre, recitare, fotografare -no, instagram non fa testo con il piatto del pranzo o della cena –  etc… e rappresentare con l’arte o arti manuali, per cui non considera ciò che fate un vero e proprio lavoro. Per la maggior parte, voi lo fate per il puro e solo piacere di farlo. A volte lo percepiscono come un hobby che vi esce bene e in cui investite più tempo del dovuto – ma se così non fosse non sareste così bravi a farlo, questo è chiaro come il sole. L’investimento del vostro tempo dà frutti e si vede nel risultato finale-.
Partite da questo presupposto.
Sta a voi dovergli far capire, che non lo fate come un passatempo, che ciò che fate è un lavoro come altri e che come tale va valorizzato, riconoscendone la validità ed è GIUSTO debba essere remunerato. Bisogna tutelarsi come fa chiunque, stipulare una qualche forma di contratto, un pagamento anticipato – detto anche caparra –, creare insomma una garanzia, soprattutto di tipo legale e di protezione dei diritti. Creare quell’aspetto professionale che a molti committenti sfugge mentre pensa: << È solo un disegno>>, << Ci vuole un minuto a farlo.>> oppure << Va bene, per te è facile scrivere, sei bravo>> e ancora << Non si può pretendere un pagamento per una ‘cosa’ come questa!>> ovvero il vostro disegno,prestazione artistica, prodotto, etc…
– Invece è qui che ti sbagli, caro committente. –

Io quando lavoro alla creazione abbozzata, prima mentale, poi pratica, di ciò che mi hai commissionato, devo lavorarci sopra per parecchio. Ci penso perfino nei momenti in cui il mio tempo è libero dal lavoro, la mia testa elabora sempre, crea, non ha un riposo vero e proprio. Non faccio un lavoro che una volta svolto finisce lì e lo riprendo poi il giorno dopo. Quando prima devo fare una bozza, poi definirla e in seguito ripassarla, a mano o in digitale, devo investirci tempo, ore oppure, a seconda dei vari cambiamenti richiesti, giorni.
I miei occhi davanti al computer bruciano e non è solo la mia mano a lavorare, ho bisogno anche di loro per un risultato ottimale – e molto probabile grazie a questo svilupperò una patologia o un calo di vista… per cui occhiali e oculista, beh, anche quelli si pagano- .
Bene, se ora sommiamo tutti questi fattori, ne uscirà fuori che dopo tanta fatica, anche se è il lavoro che ti piace fare, si spera venga ripagata; come se lo aspettano tutti d’altronde.

La cosa peggiore è che, vada che sia un estraneo ad essere reticente nel pagamento, è un’evenienza che impari a calcolare, ma da un amico non te lo aspetteresti proprio. Mi è capitato una volta e sono andata su tutte le furie. Quello che manda ancora più in bestia, è che proprio perché è un tuo amico, una persona vicina a te, che conosce le tue frustrazioni riguardo questo tuo aspetto lavorativo, non ti aspetteresti di essere preso in giro proprio da lui. Da qui voglio consigliarvi che la vostra professionalità venga sempre assecondata, magari solo un piccolo sconto, per gli amici, e per quanto riguarda il regalare solo in sporadicissime situazioni, anzi io le definirei eccezioni o magari per occasioni/eventi con scopi puramente di beneficenza.
Sarò cruda, ma è così. È il tuo lavoro.

Altro punto focale, quando un vostro lavoro viene utilizzato per una qualsiasi stampa, apparizione, collaborazione, etc… Pretendete sempre e comunque che la vostra firma, nome vengano sempre inseriti, nominati e sottolineati. Altrimenti tanto vale disegnare o lavorare per sé stessi. Molto importante è tutelarsi con un copyright. Altrimenti questo equivale al puro sfruttamento e forse è peggiore del non essere pagati ed il vostro lavoro sarà di qualcun’altro e voi rimarrete perennemente nell’ombra, sarete ‘l’autore signor nessuno’.

È vero che siamo sotto un periodo di difficile e di crisi, ma non per questo il tuo lavoro deve essere sottovalutato o svalutato per via del fatto che non si possa pagare.
Perché se è così le persone, invece di chiedere agli esperti, dovranno imparare da sole a fare il lavoro che si aspettavano fosse gratuito. In pratica sarebbe come entrare in un negozio e pretendere di uscire senza pagare ciò che abbiamo preso; non trovate che sia profondamente ingiusto e criminoso? – subito dopo verrebbero avvertiti i carabinieri e quant’altro, allarmi ovunque, panico, paura. Beh, forse l’ho ingigantita, ma è per far capire che non ti fanno scappare con qualcosa di rubato. Sarebbe come ammettere che è giusto far rapine o ingiustizie! È inverosimile! –

Tempo fa trovai su un journal di Deaviant Art, un articolo dell’artista Stephen Silver , in cui parlava delle mie stesse identiche problematiche con l’aggiunta della sua veterana esperienza. Date un’occhiata al suo profilo facebook e tutti i suoi canali, è davvero in gamba.

Mi spiace di essere stata particolarmente, seria, acida o negativo-severa, ma questo male affligge ogni singolo artista o lavoratore autonomo. Quindi ho trovato doveroso doverlo snocciolare secondo la mia personale esperienza per aiutare chi come me si trova in questa scomodissima situazione che blocca molte possibilità di vita normale a chi semplicemente ha differenti vedute, abilità  e un coraggio dissimile nell’approcciarsi alla vita lavorativa stessa e molto differente da quella che lo stesso sistema tende a voler imporre con la labilità e poca stabilità del lavoro stesso.

Per cui con questo articolo non intendevo rovinarvi la giornata. È venerdì e si deve festeggiare il weekend, staccare del tutto.
Il fatto che le cose stiano così in questa realtà, non vuol dire che non cambieranno mai. Semplicemente trovate spunti, spingete, smuovetevi contro corrente, se occorre, e arrivate dove volete arrivare e dove volete essere. Queste ultime parole non sono solo per voi, ma anche per me stessa che sono costantemente in continua lotta.
Neve give up!
Non arrendetevi comunque, mai!
Rimanete saldi e forti!

Vi auguro una buona giornata e ci vediamo al prossimo articolo.

Un enorme abbraccio da Claire Piece

Autore: Claire Piece

La mia idea è quella di tornare ad approcciare ai metodi più manuali per l’arte. Credo che le nuove tecnologie possano essere un ottimo supporto per le arti visive, ma penso anche che stiano spegnendo la creatività e in molti ambiti, non solo quelli artistici. Su questa base creo dal vivo ciò che disegno, l'handmade, che non perde mai il suo valore. Credo che l’unicità di qualcosa sia nel non essere uguale ad un’altra. I miei sono Piece of Claire.

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